NARRAZIONE
- Indietro -


I consigli dell’avvocato Piovano

Stampa l'articolo

Mercoledì, 20 Dicembre 2006

di Angela Ravetta




L’unica volta che Salvatore aveva lasciato fare al suo avvocato era stato fregato. Lo sapeva, aveva le prove. Era diventato ancora più diffidente e restio a prendere qualsiasi decisione.
Sapeva condurre una trattativa, ce l’aveva nel DNA. Aveva assistito da bambino alle estenuanti contrattazioni della nonna senza vergognarsi, anzi ammirando la tenacia della vecchia che alla fine la spuntava.
Così quando gli proposero un compenso se avesse lasciato la casa che aveva in affitto capì che era arrivata l’occasione della sua vita, che se fosse riuscito a giocarsela bene si sarebbe sistemato per sempre, avrebbe dato un taglio ai giorni passati in quella misera ciaburna.

Si trattava di resistere ancora un po’e la vitaccia sarebbe finita, avrebbe avuto una bella villa, con un giardino intorno. I nuovi proprietari della sua casupola lo avevano accompagnato a vedere una serie di alloggi per farlo scegliere, sempre gentili, gentilissimi:
“Scelga l’appartamento che preferisce. Al trasloco penseremo noi.”
Non voleva un appartamento.Sua moglie era più tignosa di lui, non aveva fretta di traslocare.
Non doveva fare il primo passo, sarebbe stato un errore lasciarsi scappare: “Voglio questo, voglio quello…” Forse erano disposti a dargli più di quanto pensasse di chiedere.
Dovevano essere loro ad alzare il tiro.

Andava a parlarne con l’avvocato Piovano, quello che frequentava adesso, che lo riceveva alla veloce e non gli faceva pagare le consultazioni.
Piovano gli ripeteva ogni volta:
“Sei ancora vivo?”
A Salvatore giravano che un piemontese, nato con la camicia, pensasse di saperla più lunga di lui e rispondeva ingrugnito:
“Nessuno mi ha minacciato.”
L’avvocato rideva:
“Ma non mi hai detto che il fratello del costruttore è morto sparato? È gente che non ti dà lo sfratto per finita locazione.Tu non sei il proprietario, non hai diritto a nessun indennizzo. Accetta la proposta.”
Salvatore scuoteva la testa. Diceva:
“Hanno le fiamme al culo perché il permesso di costruzione sta scadendo e non sono ancora riusciti a buttarmi fuori. Verranno a mangiarmi in mano.Mi devono dare la villa e un bel po’ di soldi.”

La sera, quando lo dimisero dall’ospedale, tutto bruciato e coperto di fuliggine, Salvatore andò da Piovano. L’avvocato scoppiò a ridergli in faccia.
Salvatore urlava:
“Avvocato, lei deve denunciarli. Sono stati loro. Hanno dato fuoco alla casa. Perché hanno scelto l’unico giorno che c’eravamo tutti?”
“Perché volevano ammazzarvi tutti.”
“Lei deve denunciarli.”
“Io? Denunciali tu. Anche io vivo in una casa isolata.







Note bio-bibliografiche

Angela Ravetta è nata e si è laureata a Torino e, a tuttora, non sembra intenzionata a spostarsi dalla sua amata capitale del Regno di Sardegna. Ha fatto in tempo a conoscere la vecchia civiltà contadina che la società dei consumi ha liquidato in quindici anni e ne ha descritto in "Senza pudore", opera mista di poesia e prosa (Michele Di Salvo, Napoli), le ripercussioni sulla vita delle donne.
Nel romanzo breve “La signora Maria” (Michele Di Salvo, Napoli, 2003) i personaggi sembrano bolle sul punto di esplodere, che si muovono quasi estenuati in una Torino barocca ed elegante.
 
 
NARRAZIONE
DISCLAIMER
©2003 www.officinae.net